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Vendetta mente

Stefano Panozzo

Vedo oltre la misura,
di una vita che non si conta in giorni,
ma in anni.
Uno di dolore, 
due per lo stupore,
tre per la passione,
quattro aspettando passi,
e così via
come a volerli mettere uno appresso l’altro,
pietre cuori o comunque sassi.
Che nulla, pare andare a mano con le mie poesie
e ognuna ha il suo da fare,
rivolto a chi mi ha chiesto
e ben sapevo che cosa mi sarei potuto aspettare.
Or di conto sono arie che narrano,
di un amor che antichi poeti vantano,
Donna incanto, 
Donna stupore
Donna pazzia,
Donna tu fondi 
i pensier di mezzo ai ghiacci e l’allegria,
che ancor ti vedo,
crescente luna, egual che aspetta,
ancor da quando l’età tua bella,
che ancor nomavi giovinetta,
le arie, carezzavano le gote,
di un color che manca all’artista render pari 
e far di belle madonne dipinte sul selciato,
che la pioggia non se le porti via, magari.
E tu sei la piu brava a rimanere,
a dir che vali tanto quanto una magia,
mentre inseguo le albe
per trovar null’altro che tramonti,
e tu, la vita mia,
tu che non rispondi chiedendo come sto, 
ma senza convinzione.
A star tanto per stare, senza ragione né te,  
passo orgogli, tempo e tanto mio da fare 
ad attendere di fiati che son novelli e lasso
a sospirar perché non sono tempi belli,
mentre mai scordo, che bel viver le labbra di un sussurro,
schiuso al calor che null’altro davano a pensare,
se non ch’era bello pur sentirle respirare.
Tra le braccia tue conserte, se ancor rammenti 
e ancor il tuo sapor mi sai donare, una volta, 
una volta in cuor sei fatta mia,
del tuo profumo ardente sia,
e posto in pocce, come fossero sorelle,
io sapevo e so, ch’è il luogo
ove fonde sentimento e la passione,
mentre stringi piu forte ancor,
le mie braccia a cingerti la vita e perder la ragione.
Il respiro tuo, trasforma il tuo bel volto senza fiato,
che al piacer dura anche in salita,
e scoprir che a fronte della Donna,
se mai hai amato,
resta il dono tuo piu bello,
fin dal tempo che i ricordi san bruciare in viso
tanto tali sono i momenti,
che fanno di noi lo stesso paradiso,
come i numeri d’anni, porte e il tuo sorriso,
quando sai di aver un cuore non scordare,
quel tuo giorno benedetto,  
che la gioia di un vagito
ti ha sentita respirare.

Stefano Panozzo | Poesia pubblicata il 11/10/18 | 191 letture

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

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