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Venivano più lisci e pure belli

dionisio moretti

Quanno m’ha lasciata mi’ marito...
- Come l’hai presa? - ‘Mbè, la presi male!
Passò un anno ed ebbi ‘n’invito
da Vèra, ch’era amica da le scole.
Me feci ‘na doccia e sotto il sole
me tajai l’unghie e m’asciugai i capelli;
pe’ pettinalli ce mettevo er sale,
veniveno più lisci e pure belli.
- Ma Vèra quella co’ sette fratelli?
- Si. Brava gente, gente de paese,
abbituata tra vacche e vitelli,
tutto fatto a ccasa, zero spese.
Ravanelli, insalate capricciose,
antipasti, sughi de pancetta,
cannelloni, lasagne a quattro stese,
lombi, braciole e quarche cotoletta.
L’ho raggiunti a ‘na certa oretta.
Primo me riceve co’ ‘n’inchino,
Secondo me fa appena ‘na scafetta
Terzo me sbircia perché è timidino.
C’evo un vestito, sai, quello de lino...
Quarto me da un bacetto e fa: - Commare,
mettemece a sede’ sotto a quer pino,
m’ha detto Quinto ch’emo da parlare.
Mentre ce stassimo per accomodare
ècchete Sesto che me pija la mano
e me bisbiglia: Nun ce sta lontano...
Settimio me mette tra i capelli un fiore.
- Ma sette, sette so’ un nummero ameno?!
- A me uno o sette che me ‘mporta?!
Ho messo quarche chilo, un po’ de seno...
nun me ce trovo male, un po’ pe’ vorta.

(traduzione)
Quando mi ha lasciata mio marito ...
- Come l’hai presa? - ‘Mbè! La presi male!
Poi passò un anno e ricevetti un invito
da Vèra, che era amica dalle scuole.
Mi feci una doccia e sotto il sole
mi tagliai le unghie e asciugai i capelli;
per pettinarli ci mettevo il sale,
venivano più lisci e pure belli.
- Ma Vera quella con sette fratelli?
- Si. Brava gente, gente di paese,
abituata tra vacche e vitelli,
tutto fatto a casa, zero spese.
Ravanelli, insalate capricciose,
antipasti, sughi de pancetta,
cannelloni, lasagne a quattro stese,
lombi, braciole e qualche costoletta.
L’ho raggiunti a una certa oretta,
e Primo mi riceve con un inchino,
Secondo mi fa appena una scafetta (pizzichino)
Terzo mi sbircia perché è timidino.
Avevo un vestito, sai, quello di lino,
Quarto mi da un bacetto e fa: - Comare,
mettiamoci a sedere sotto al pino,
ha detto Quinto che dobbiamo parlare.
Mentre stavamo per accomodarci
eccoti Sesto che mi prende la mano,
m’abbraccia grondante di sudore
e poi bisbiglia: non ci stare lontano!
- Ma sette, sette sono un numero ameno?!
- A me uno o sette che m’importa,
ho messo qualche chilo, un po’ di seno...
non mi trovo male, un po’ per volta.

dionisio moretti | Poesia pubblicata il 18/09/16 | 995 letture

 
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